Autore: federico

DUE FIRME PER I BENI COMUNI: AL VIA LA RACCOLTA

Nel Def approvato il 9 aprile 2019 è stata confermata l’ipotesi di incassi derivanti da privatizzazioni pari a un punto percentuale di PIL nel 2019 e a 0,3 punti nel 2020 (rispettivamente equivalenti a circa 18 e 5,5 miliardi di euro), un picco che non ha precedenti nella storia della Repubblica e che mette a rischio anche i “beni comuni”, sottraendoli alla fruizione collettiva e alle generazioni future.

È questo il contesto economico nel quale si inserisce l’iniziativa del Comitato Stefano Rodotà che chiede “due firme per i beni comuni”. Ecco cosa si propone questa lotta dal valore “contro-egemonico” promossa da Ugo Mattei e sostenuta da DiEM25: chiediamo a tutti di mobilitarsi!

UNA FIRMA PER IL PROGETTO DI LEGGE D’INIZIATIVA POPOLARE

La legge d’iniziativa popolare (L.I.P.) ripropone il testo del disegno di legge delega sui “beni comuni, sociali e sovrani”, elaborata nel 2010, da una commissione di insigni giuristi presieduta da Stefano Rodotà. Questo testo aveva e ha l’obiettivo di definire i principi e i criteri direttivi generali in base ai quali il Governo deve attuare la delega introducendo per la prima volta nel Codice Civile la nozione di “bene comune”, all’interno del libro terzo dove è presente solo il concetto di proprietà privata. Merita sottolineare che, proprio sulla scorta del lavoro della Commissione Rodotà, alcune leggi regionali più avanzate e taluni pronunciamenti della giurisprudenza già da vari anni hanno tenuto conto del concetto di bene comune. Quello che mancava, e ancora manca, è proprio l’ancoraggio al Codice Civile. Come è noto, tramite la legge delega il Parlamento incarica il Governo di esercitare la funzione legislativa adottando decreti legislativi, attenendosi al rispetto dei principi e dei criteri direttivi fissati appunto nella legge delega. È questa la procedura normalmente seguita per innovare il Codice Civile, compendiando la normativa vigente con nuove nozioni e sistematizzando in un corpus unico anche leggi precedentemente emanate che afferiscono la delega, come ad esempio nel caso della legge n. 168/2017 sugli usi civici e sulle proprietà collettive.

La portata innovativa del testo della L.I.P. è quella di partire dalla natura del bene per definire il regime, che non cambia nel tempo o in base alle contingenze politiche. Finora per definire il regime del “bene comune” si è fatto riferimento alla proprietà pubblica del bene, facendo corrispondere tale titolarità al perseguimento dell’interesse generale. Tale impostazione risulta però in contrasto con quanto si è verificato negli ultimi decenni, così che: “Negli ultimi quaranta anni, le autorità pubbliche hanno deliberato la privatizzazione di servizi pubblici e la vendita di beni pubblici, quasi sempre contro l’interesse delle comunità. Oggi il Governo (prigioniero di potenti interessi costituiti) e la volontà popolare sono separati e in ragione di questa spaccatura l’autorità pubblica proprietaria non è così diversa da un privato. In un contesto neoliberale, essa non è in grado di farsi carico dell’interesse pubblico di lungo termine a causa di restrizioni di bilancio e decide quindi nel proprio interesse finanziario di breve termine, protetta per di più dall’assenza di un controllo costituzionale sulle sue iniziative di privatizzazione”*. Per questo non è neanche più sufficiente la tutela dei beni comuni che deriva, ad esempio, dal fatto che essi rientrino tra i beni demaniali, poiché, nonostante tale istituto garantisca ciò che rientra in tale alveo, esso è soggetto alle decisioni dell’esecutivo in carica, il quale può decidere – con un semplice atto amministrativo – di sdemanializzare un bene.

C’è quindi bisogno di un cambio di paradigma giuridico, che può essere facilitato solo dall’elaborazione di una nozione giuridica di bene comune all’interno del nostro Codice Civile, per supportare una interpretazione “ecologica” del diritto che faccia prevalere l’interesse delle comunità sulle logiche estrattive del valore (che consumano più di quanto riescono a rigenerare), a favore di logiche generative, passando metaforicamente dal modello dello “squalo” al modello del “delfino”.

Questa la definizione che si rinviene nella L.I.P. di bene comune, facendo rientrare in tale categoria “le cose che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali nonché al libero sviluppo della persona. I beni comuni devono essere tutelati e salvaguardati dall’ordinamento giuridico anche a beneficio delle generazioni future”.

Quali sono questi beni? Nel testo si fornisce un richiamo orientativo, non una descrizione esaustiva. A mero titolo esemplificativo, viene richiamato un elenco in cui figurano: i fiumi, i torrenti e le loro sorgenti, i laghi e le altre acque, l’aria, i parchi come definiti dalla legge, le foreste e le zone boschive, le zone montane d’alta quota, i ghiacciai e le nevi perenni, i lidi e i tratti di costa dichiarati riserva ambientale; la fauna selvatica e la flora tutelata, i beni archeologici, culturali e ambientali e le altre zone paesaggistiche tutelate.

La norma non vuole quindi imbrigliare o cristallizzare una definizione, poiché nell’accezione corrente di bene comune può rientrare qualsiasi cosa materiale o immateriale che una comunità riconosca come capace di soddisfare bisogni fondamentali, al di fuori dello scambio di mercato e della dimensione individuale di consumo. Con ciò si attuerebbero le previsioni sull’utilità sociale della proprietà privata contenute negli articoli 41 e 42 della Costituzione, peraltro richiamati nel secondo comma dell’art. 1 della L.I.P., assieme a molti altri (articoli 1, 2, 3, 5, 43, 97 e 117).

Vi è consenso tra gli studiosi favorevoli ai beni comuni nel non considerarli né privati, né pubblici, bensì beni che si gestiscono meglio collettivamente, avendo come portatori d’interesse la comunità che in essi si riconosce, che si impegna a gestirli e che di essi ha cura. Per tali beni, secondo il dettato della L.I.P., al di là della titolarità pubblica o privata, “in ogni caso deve essere garantita la loro fruizione collettiva” e “alla tutela giurisdizionale dei diritti connessi alla salvaguardia e alla fruizione dei beni comuni ha accesso chiunque”.

Quest’ultimo passaggio introduce la facoltà di ogni cittadino, che sentisse leso un proprio diritto fondamentale dall’ uso esclusivo di un bene comune, di adire le vie legali per difendere in sede giudiziale il proprio diritto. L’eventuale azione risarcitoria potrà essere esercitata solo dallo Stato, e ciò per evitare che singoli cittadini avanzino strumentalmente richieste di indennizzo che potrebbero gravare sulle finanze pubbliche.

 

UNA SECONDA FIRMA PER DIVENTARE SOCIO DELLA SOCIETA’ “STEFANO RODOTA’”

Oltre al deposito in Cassazione della L.I.P., il Comitato Rodotà ha costituito una società ad azionariato diffuso per l’esercizio della sovranità popolare. Tale società cooperativa gestirà in maniera diffusa, tramite una piattaforma e l’utilizzo della tecnologia blockchain, le transazioni della rete degli azionisti. Tale società rappresenterà il “braccio operativo” per intraprendere azioni in difesa dei beni comuni, azioni che saranno scelte dalla maggioranza dei partecipanti secondo il principio “una testa un voto”. Le opzioni di azioni della Società di mutuo soccorso si potranno sottoscrivere mediante un modulo e versando un euro.

L’obiettivo che il Comitato Rodotà si è dato è quello di raggiungere, entro l’estate, un milione di capitale sociale, per rendere efficace e permanente la lotta per i beni comuni. In particolare, le iniziative che potranno essere poste in essere sono:

  • azioni giuridiche per patrocinare la tutela del territorio e le generazioni future;
  • iniziative formative nelle scuole e nelle università;
  • iniziative informative di comunicazione e promozione;
  • investimenti per aiutare la transizione di ecologica; azioni per la ristrutturazione e il controllo di aziende in crisi.

A Roma, DiEM25 ha organizzato, assieme alla redazione del settimanale Left, due iniziative a sostegno della campagna per le due firme.

La prima si terrà il 3 maggio e tratterà del tema della “sovranità digitale: per una politica europeo di democrazia tecnologica”, alla quale interverrà Elio Mungo che sta implementando la piattaforma per la società di mutuo soccorso;

La seconda iniziativa, in calendario il 29 maggio prossimo, affronterà il tema della salvaguardia giuridica di un’area protetta come Tor di Valle, dove dovrebbe essere edificato il nuovo stadio, al centro di tante polemiche e vicende giudiziarie. Lo si farà assieme a relatori di alto livello, affrontando un caso concreto di bene comune sotto attacco da salvaguardare per le generazioni future.

I beni comuni vanno salvaguardati: mettiamoci la firma!

Antonella Trocino

* Ugo Mattei – Alessandra Quarta, Punto di svolta – Ecologia, tecnologia e diritto privato. Dal capitale ai beni comuni, Edizioni Aboca, 2018

 

 

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Contro la direttiva UE sul Diritto d’Autore nel Mercato Unico Digitale

di Yanis Varoufakis

 

Cari concittadini europei,

vi parlo dal luogo di nascita della democrazia su uno dei temi più importanti del nostro tempo: un campo di battaglia chiave per la difesa delle nostre democrazie moderne. Qualche settimana fa il Parlamento europeo ha votato una nuova normativa che mette in pericolo la libertà online di tutti noi: la Direttiva sul Diritto d’Autore nel Mercato Unico Digitale.

Questa nuova “direttiva”, come viene chiamata questo tipo di normativa comunitaria, non è all’altezza della modernizzazione necessaria richiesta dai nostri obsoleti diritti di proprietà intellettuale. L’obiettivo di ogni normativa significativa in materia di diritto d’autore dovrebbe essere quello di raggiungere un giusto equilibrio tra i diritti dei creatori e degli editori o dei produttori, da una parte, e i diritti degli utenti, dall’altra parte. Abbiamo assistito a un incredibile incremento della creatività umana attraverso la libertà e l’ispirazione offerte dall’interconnettività di Internet: molte più persone sono in grado di pubblicare libri, creare musica ed esplorare i propri istinti creativi come mai prima d’ora.

La nuova legge sul diritto d’autore rende ogni singola piattaforma online più vecchia di 3 anni direttamente responsabile per ogni violazione del diritto d’autore che un utente commette. L’analogia per il mondo non in rete sarebbe un’ipotesi nella quale una compagnia autostradale fosse direttamente responsabile per ogni violazione del limite di velocità da parte dei conducenti.  L’unico modo per una piattaforma online di affrontare questo rischio di essere ritenuto responsabile della violazione è quello di filtrare ogni testo, ogni immagine e ogni video prima che venga caricato. Questo filtro di caricamento è una tecnologia che viene utilizzata nei regimi autoritari come la Cina. Il fatto che così tanti politici europei stanno cercando di rendere tali filtri di upload obbligatori per prevenire “violazioni del diritto d’autore” suona un campanello d’allarme. Stanno facendo rispettare ai cittadini, a nome dei grandi interessi presenti nel nostro continente, una forma di censura che non appartiene alla nostra democrazia.

Molti ci hanno messo in guardia contro questo rischio. Il relatore speciale delle Nazioni Unite per la libertà di espressione David Kaye ha messo in guardia il Parlamento europeo dal “rischio di commettere un errore e di mettere un bavaglio alla libertà di espressione” con questa legge. Si è unito a lui il fondatore del world wide web Tim Berners-Lee e uno degli inventori di Internet Vint Cerf. Tutti i tecnici vedono il pericolo di questa proposta, ma i nostri politici si rifiutano di lasciare che i nostri interessi interferiscano con gli interessi dei loro ricchi e potenti amici.

C’è ancora un’ultima possibilità di impedire l’adozione di questo pericoloso strumento di censura in Europa ed è per questo che ora sto parlando con voi. Il 15 aprile il Consiglio dell’Unione Europea deve accettare questa direttiva sul diritto d’autore. La Germania ha il voto chiave che da solo può impedire l’adozione di questa legge ì. Pertanto, vi chiedo, Signora Angela Merkel, di ascoltare la gente e chiedere al vostro ministro dell’agricoltura di proteggere il nostro diritto fondamentale alla libertà di discorso (non è singolare che l’UE dipenda dal voto di un ministro dell’agricoltura per una questione così tecnica?).

Lo scatenamento della creatività online può essere una difficile libertà da gestire per noi individui politicamente attivi, come il Signor Böhmermann mi ha insegnato con il suo trucco del dito medio nel 2015, ma è importante. Grazie per quella lezione, Jan.

Signora Merkel, abbiamo avuto i nostri disaccordi, ma questa questione è troppo importante per essere decisa dagli interessi di partito o da quelli delle lobby. Per favore, signora Merkel, rispetta il tuo patto di coalizione e ferma l’adozione di questa pericolosa legge sulla censura.

Yanis Varoufakis, co-fondatore di DiEM25

 

(Traduzione a cura di Paul Bodenham)

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DiEM25, “E’ Viva” e la Primavera Europea – Precisazione

Alla luce delle recenti discussioni sul congresso fondativo di “E’ Viva” portato avanti dall’associazione “Per i Molti” si ribadisce che – nonostante la co-organizzazione con Primavera Europea/European Spring dell’evento di Firenze e la partecipazione in qualità di ospiti di alcuni membri dell’Ala elettorale di DiEM25 e di Yanis Varoufakis in collegamento – le posizioni espresse nel dispositivo che porta alla costituente di “E’ Viva” risultano, ovviamente, vincolanti solo per quest’ultima e non per DiEM25.

Il che altrettanto ovviamente non pregiudica la possibilità di collaborare e di considerare futuri percorsi verso una piattaforma comune per la Primavera Europea in Italia, insieme a tutte le forze politiche e associative attualmente aderenti alla coalizione transnazionale European Spring (www.europeanspring.net), o che vorranno aderirvi in futuro.

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RETTIFICA A REPUBBLICA sul percorso con Per i Molti

Il 13 aprile a Firenze nasce un nuovo partito politico, il cui nome e simbolo sarà in quella data annunciato, legato all’esperienza dell’associazione “Per i molti” -che raggruppa la rete dei comitati “autoconvocati” ex Liberi e Uguali- di recente entrata a far parte di European Spring-Primavera Europea (www.europeanspring.net), la coalizione transnazionale delle forze progressiste ed ecologiste di vari Paesi europei promossa da Diem25, di cui fanno già parte da tempo tra gli altri Generation.s in Francia, Razem in Polonia, Actua in Spagna, Livre in Portogallo, Alternativet in Danimarca, Demokratie in Bewegung in Germania e DeMA in Italia.

Il nuovo soggetto politico che nascerà a Firenze tuttavia NON vede tra i suoi fondatori DiEM25 e Yanis Varoufakis, come è stato erroneamente scritto sul quotidiano La Repubblica in data 10 aprile 2019.

Diem25 Italia e il nascente soggetto daranno invece il via ad un percorso condiviso e aperto che mirerà ad unificare – attorno alla coalizione Primavera Europea-European Spring – le altre forze politiche progressiste ed ecologiste ed esperienze sociali e civiche con l’obiettivo di avviare, entro l’autunno, previa decisione degli iscritti, una “piattaforma comune” che ponga al centro della propria proposta politica la necessità della transizione ecologica, sociale e democratica su scala globale e che Primavera Europea-European Spring ha riassunto nel programma Green New Deal e che porterà avanti oltre i confini europei nell’ambito della costituenda Internazionale Progressista.

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IL 9 MAGGIO INSIEME PER I DIRITTI

È stata scelta la data del 9 maggio, festa ufficiale dell’Unione Europea, per organizzare a Roma un’importante Marcia Nazionale per i Diritti con cui chiedere a gran voce, insieme, lo IUS SOLI per gli italiani di origine straniera: per aderire basterà contattare la mail marcia9maggio@nullgmail.com.
Qui il Comunicato ufficiale e le adesioni.

MARCIA PER I DIRITTI

Vi scriviamo perché, dopo l’accantonamento della riforma sullo “Ius Soli Temperato” (Ius Culturae) da parte del governo Gentiloni nel panorama del dibattito politico italiano, sembra che questa tematica sia stata per troppo tempo un tabù e che sia ritornata ora visibile solo a causa di un evento che, fortunatamente, si è concluso senza vittime né spargimento di sangue che ha coinvolto italiani di origine diversa alcuni dei quali, però, si sono trovati dalla parte delle vittime.
Non solo per essere stati vittime di un sequestro e di una tentata strage ma anche per aver ancora una volta dovuto vivere la negazione di un diritto, quello di cittadinanza, da parte di un altro governo.
Noi vorremmo una legge di cittadinanza per i bambini e le bambine cresciute qui che vivono una discriminazione burocratica partendo dalla scuola dell’obbligo.
Non riconoscere la cittadinanza a coloro che sono nati o cresciuti nel nostro paese con origine diversa, vuol dire negare la realtà: ovvero che l’Italia è da sempre un paese multiculturale dove la radicata identità nazionale e locale deve dialogare con una molteplicità di culture diverse all’interno di una compagine di valori condivisi.
Ancora una volta è come se quel milione di Italiani che vedono negato un diritto fondamentale, non contassero nulla. Mentre il riconoscimento di quel diritto incarnerebbe appieno quel precetto della nostra Costituzione che stabilisce sia compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, ed impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Difatti Il principio di uguaglianza formale e sostanziale definito nell’art.3 della Costituzione impone che i principi e i valori in esso contenuti siano effettivi e che lo Stato debba esserne garante.
Ora, a valle di un fatto di cronaca, il tema è tornato di attualità nel dibattito politico. Ma noi rifiutiamo categoricamente l’idea che la riforma della cittadinanza venga associata ad un colore politico e che venga strumentalizzata a fini elettorali.
La lotta per l’estensione del diritto di cittadinanza è una lotta giusta, che va nella direzione dell’eliminazione delle diseguaglianze sociali e politiche. E’ una battaglia sacra per il bene di questo nostro Paese.
Pensiamo sia giunto il momento di riprendere la lotta, e di affrontare il tema della cittadinanza in maniera adulta, senza farci influenzare dai vari partiti politici creando un lessico che si distingua per qualità e neutralità da quello utilizzato nei dibattiti politici di oggi e di allora.
Vogliamo quindi organizzare una campagna forte, condivisa e capillare.
Vogliamo lanciare, dal prossimo 9 maggio al 2 giugno 2019, una serie di iniziative che riportino in Parlamento il tema della riforma dello Ius Culturae. Attraverso manifestazioni, flashmob, dibattiti, cineforum, interviste vogliamo costruire un percorso che per venti giorni riporti il tema della cittadinanza al centro dell’attenzione. Vogliamo che quella riforma sia approvata, vogliamo che l’iter per la richiesta di cittadinanza, come minimo, sia riportato al limite di due anni. Vogliamo, ancora, che il contributo economico necessario per una richiesta di cittadinanza sia riportato ai livelli standard europei.
Ma vogliamo anche essere capaci di coinvolgere tutti gli Italiani e di far sì che ognuno senta come propria questa battaglia per la civiltà ed i diritti civili.
Abbiamo così scelto di creare un ponte tra due date significative soprattutto per la storia del nostro Paese: il 9 maggio in quanto Festa dell’Unione Europea dal 1985 (Dichiarazione Schuman del 1950); proclamazione dell’ impero coloniale italiano,1936; fine de facto della seconda guerra mondiale in Europa,1945) ed il 2 giugno (nascita della Repubblica Italiana, 1946; Il governo degli Stati Uniti conferisce la cittadinanza a tutti i nativi Americani, 1924) costruendo un percorso lungo tre settimane per approfondire insieme i temi sollevati.
Pensiamo quindi di organizzare, per il prossimo 9 maggio, una grande marcia per i diritti. A tal fine, organizzeremo come tappa di avvicinamento alla manifestazione una riunione nazionale il 2 maggio.
La marcia per i diritti vuole essere una marcia universale, una dimostrazione di cooperazione e solidarietà tra esseri umani. Non possono esistere discriminazioni quando di parla di diritti umani.
Questa società ci ha insegnato a ragionare in termini individualistici e a concentrarci ognuno sulla propria triste condizione sociale. Nel nostro Paese le minoranze si isolano per proteggersi e rimangono confinate ai margini della nostra società, circoscrivendo se stesse all’interno di uno stereotipo sociale imposto dalla cultura dominante, predefinito dalla stessa società discriminante. I “neri”, i “musulmani”, le “donne”, i “rom”, i “gay”, gli “ebrei”, i “cattolici”, ecc.

Questi stereotipi sono la causa di discriminazioni politiche e culturali che ostacolano la coesione sociale. Ogni minoranza rappresenta un potenziale apporto positivo alla società ma se resta isolata non ha il potere di produrre nessun reale cambiamento sociale, politico o culturale. Le marce per i diritti devono essere il collante di una nuova società che convive sotto un’unica bandiera, quella umana.
La strategia di dividere per poi governare è da sempre usata per favorire i gruppi predominanti e opprimere le minoranze. Ma sono anche le stesse minoranze che si ghettizzano.
Per guardare verso un futuro migliore e ottenere tale risultato occorre fare un lavoro interno di solidarietà, collaborazione e cooperazione. Questa marcia, queste marce, possono e devono essere la piattaforma iniziale per dare il via ad una nuova forma di coscienza.
La consapevolezza di vivere la privazione di alcuni diritti è la base che può avvicinare tutte le parti discriminate all’interno della società. Fra queste il colore della pelle e/o l’origine etnica riguardano persone che debbono lottare in modo solidale per rivendicare ciò di cui hanno diritto. Allo stesso tempo la diffusione della conoscenza di queste discriminazioni da parte di tutti è la condizione necessaria per raggiungere l’obiettivo di superarle. La marcia è un punto di incontro per incamminarci insieme verso la strada che porta all’ascolto dell’altro e alla conquista dei diritti umani e civili.
Il “nero”, unito a tutte le altre minoranze, forma un insieme di esseri umani che, tutti, subiscono una discriminazione sostanzialmente sempre la stessa: non essere considerati pienamente umani.
Chiediamo fin d’ora di aderire alla nostra iniziativa inviando una mail a:
marcia9maggio@nullgmail.com
contatto di riferimento per aggiornamenti e coordinamento.

I Firmatari:
Amin Nour, Giampiero Obiso, Diana Pesci, Elisabetta Cutrale, Giovanna Graziano, Federica Cordasco, Alessandra Berni,Diallo Alpha Oumar Kadiatou, Francesca Lacaita, Amadou Duval per il gruppo “Attivismo, italiani di origine diversa,discriminazioni”, Sonny Olumati, Anthar Marincola, Antonella Bundu, Pape Diaw, Elizabeth Arquinigo, Barros Paolo, Stephen Ogongo, Alì Listì Maman, Cara Italia, Jonis Bascir, Silvia Dumitrache, Badara Seck, Maurella Carbone
Sogni di un uomo – Soumaila Diawara, Hilarry Sedu, Sy Gallo, Liana Novelli Glaab, Simon Samaki Osagie, Valentina Vergani Gavoni, Elena Guerra, Fayo Abdi, Houssein & Jamal, Valeria Castellano, Balkissa Maiga, Liliana Mele, Associazione Veronetta Centoventinove, Partito della Rifondazione Comunista, Sinistra Europea – Italia, Diem25, Associazione NIBI : Neri italiani – Black italians, Associazione DO2 “Mondo the Flow”

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APPELLO AI VERDI ITALIANI

Non è ancora troppo tardi per ampliare il terzo spazio alternativo per il voto alle Europee, lo sostengono congiuntamente l’Ala Elettorale DiEM25, i parlamentari di Liberi e Uguali e l’Associazione Per i Molti in una lettera di risposta all’appello per l’unità lanciato dai Verdi Italiani il 27 marzo. Ecco il testo integrale della lettera: “”Abbiamo letto con interesse l’appello dei Verdi e la risposta delle forze che fanno riferimento alla Sinistra Europea. Pensiamo che le ragioni per fare una lista ecologista, femminista, che metta al centro il tema dell’uguaglianza e della transizione ecologica, siano molte di più di incomprensibili elementi di divisione.
D’altro canto, come Primavera Europea sono mesi che sosteniamo la necessità di una lista con queste caratteristiche e che ragioni di un Green New Deal per l’Italia e per l’Europa.
Adesso il tempo degli appelli e degli scambi epistolari è finito.
Incontriamoci e diamo una prospettiva a milioni di elettori che non si rassegnano a un’Europa xenofoba e razzista, ma che non vogliono consegnarsi a indistinti fronti anti-sovranisti che difendono l’Europa così com’è.”

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VOTA SE PARTECIPARE O MENO ALLE ELEZIONI EUROPEE

È tempo di decidere insieme se partecipare o meno alle elezioni europee: la votazione è avviata e nell’area MEMBRI del nostro sito sono disponibili i pro e i contro di entrambe le opzioni: vota subito

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Giù le armi dal CARA di Mineo

Il coordinamento regionale di DiEM25 rifiuta la proposta dell’On. Saitta che attraverso una interrogazione alla Camera ai Ministri Salvini e Trenta vorrebbe “riconvertire” la struttura di Mineo in un polo di addestramento e formazione per le forze armate.
Sgombrare il CARA dalle persone per far entrare le munizioni non solo contravverrebbe alle aspettative pacifiste dei tanti elettori siciliani che si oppongono ad esempio al MUOS di Niscemi, ma non affronterebbe le drammatiche conseguenze dello sgombero sulle tante vite che ruotano attorno al CARA di Mineo: famiglie degli operatori sociali senza più lavoro e tanti migranti facili vittime del caporalato delle campagne. A breve infatti inizierà la stagione della raccolta delle patate, ed è presumibile che coloro che non troveranno posto in altre strutture cadranno vittime di questa forma di neo schiavitù.

Piuttosto che pensare a militarizzare il CARA, il coordinamento regionale di DiEM25 richiede la smilitarizzazione di vaste aree siciliane per restituirle ai propri territori. Infine DiEM25 sostiene ogni movimento e associazione di cittadini che ha come obiettivo la creazione di una cultura di accoglienza, e quindi di pace.

Giuseppe Schermi, Coordinatore regionale Sicilia
DiEM25

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Conferenza stampa per il lancio di Primavera Europea

Giovedì 21 Marzo alle ore 10.30 presso la Sala Stampa della Camera dei deputati, in Via della Missione 4 si è tenuta la conferenza stampa per l’adesione dell’associazione “Per i molti”, nata dalla rete dei comitati autoconvocati di Liberi e Uguali, al percorso di Primavera Europea, la lista transnazionale che abbraccia il movimento DiEM25, lanciato dall’ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis, il partito francese Generation.s, lanciato dall’ex candidato alle presidenziali francesi Benoit Hamon, nonché partiti da Danimarca, Polonia, Grecia, Portogallo, Germania e Austria che coprono tutto l’asse progressista ed ecologista.

Primavera Europea sarà presente alle elezioni europee in 8 Paesi.

I membri italiani di Primavera Europea presenteranno il programma “Green New Deal”, una proposta elaborata in sintonia con i partner dell’Istituto Sanders e che sta oggi conquistando la scena politica mondiale a partire dal protagonismo di Alexandria Ocasio-Cortez negli Stati Uniti.

Il Green New Deal è il frutto di un percorso lungo un anno che ha coinvolto tutte le forze aderenti a Primavera Europea. Include politiche dettagliate e dirompenti attuabili fin da subito e capaci di rimettere al lavoro il continente. Tra gli assi del programma un grande piano di investimenti in riconversione ecologica e industriale del valore di 500 miliardi di euro l’anno, un nuovo Statuto Europeo dei Lavoratori incluso un salario minimo e un reddito di base europeo, l’immediata chiusura dei paradisi fiscali europei e molto altro.

Gli aderenti italiani a Primavera Europea presenteranno anche il percorso verso una piattaforma comune che sarà lanciata nel mese di aprile e che porterà Primavera Europea ad essere presente alle prossime competizioni elettorali locali e nazionali con il proprio programma.

Fra le prime sfide si rimarca il sostegno al candidato presidente della Basilicata Valerio Tramutoli e alla candidata sindaca di Firenze Antonella Bundu, insieme a diversi altri.

Alla conferenza stampa sono intervenuti il senatore Francesco Laforgia, il deputato Luca Pastorino, Patrizia Pozzo, Tommaso Visone per il Coordinamento italiano di DiEM25 e Gessica Allegni per l’associazione PerIMolti.

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IL NOSTRO GREEN NEW DEAL

Finalmente è il nostro programma per un’Europa verde, giusta, solidale e femminista è disponibile in italiano: scopri il Green New Deal  cliccando su questo link!

GreenNewDeal Programma ITA