Per una Primavera Europea.
Un movimento popolare per cambiare il mondo (e l’Europa)

Mentre pochi ricchi diventano sempre più ricchi, i tanti sono costretti a lavorare di più per strappare un salario a malapena dignitoso. Si diffonde l’ansia dei genitori per il futuro dei loro figli, e l’angoscia dei figli per l’orizzonte chiuso del loro presente. Le destre autoritarie – in Europa come in tutto il mondo – sfruttano queste preoccupazioni per creare dei capri espiatori e mettere i più deboli gli uni contro gli altri.

Stanno costruendo una società fondata sulla paura: di non trovare un lavoro, di perdere sull’altare dello spread quel poco che si è riusciti a mettere da parte, la paura di non potersi curare nei migliori ospedali, la paura dei poveri e di chi arriva ai confini dell’Europa mentre fugge dalla guerra, la paura di un modello di famiglia diverso da quello patriarcale.

Vogliono erigere muri, vogliono che ci armiamo e che ci chiudiamo in casa, che ci rifugiamo nel ricordo di un passato glorioso che non è mai esistito – di certo non per i lavoratori sfruttati, per i disoccupati, per i pensionati costretti a vivere con poco o niente dopo una vita di lavoro, per le donne costrette ancora al doppio lavoro a metà stipendio, per i mari e per i fiumi riempiti di plastica e di liquami industriali.

Tutto questo mentre il cambiamento climatico ha ormai da tempo sorpassato i livelli di allerta a causa di un modello produttivo insostenibile e l’irresponsabilità di buona parte della leadership globale e dell’establishment capitalista che paralizzano le istituzioni internazionali in combinato disposto con gli egoismi nazionalisti – incapaci, gli uni e gli altri, di mettere l’innovazione scientifica e tecnologica al servizio dell’emancipazione dell’intera umanitàSiamo stanchi di avere paura.

È arrivato il momento di passare al contrattacco, di condividere i nostri progetti, le nostre ambizioni, i nostri programmi; per riprenderci le città e i governi e rimetterci in cammino verso una società più giusta, più equa e più aperta, in cui le nuove generazioni possano vivere una vita più semplice e più felice delle generazioni precedenti costruendo collettivamente un nuovo sistema di produzione e condivisione dei beni materiali e immaterialiPer questo nel marzo dell’anno scorso a Napoli ha preso forma la coalizione transnazionale Primavera Europea (www.europeanspring.net ) unendo in un patto contro establishment e nazionalisti forze democratiche e libere di tutto il continente. Per questo in novembre, Yanis Varoufakis e Bernie Sanders hanno annunciato la nascita dell’Internazionale Progressista (www.progressive-international.org) un grande movimento popolare per la giustizia globale – che avrà European Spring come punto di riferimento sul “Vecchio Continente” – per combattere le disuguaglianze, rimettere al centro dell’azione politica il lavoro e la dignità e per contrastare le vecchie ricette economiche portate avanti dall’establishment globale attraverso i nuovi autoritarismi di Donald Trump,  Jair Bolsonaro, Vladimir Putin, Viktor Orban e Matteo Salvini.

È una sfida storica che richiede passione, tempo, capacità di ascolto e di mobilitazione e che non può trovare nelle vecchie e stantie logiche minoritarie, già ampiamente bocciate nelle urne dai cittadini, un ostacolo o un freno: divisioni incomprensibili tra progetti, sigle e simboli, che nessuno è più in grado di distinguere, a parte forse qualche addetto ai lavori, non sono più ammissibili.

Il caso dell’Italia è tra i più significativi.

Mentre l’establishment europeo e il governo Salvini – Di Maio danno quotidiane prove di autoritarismo e di incapacità a individuare soluzioni rispondenti ai reali problemi delle persone, in particolare dei soggetti più deboli – donne, precari, migranti, famiglie, lavoratori – il campo dell’alternativa rischia di andare alle elezioni europee diviso in tre o quattro formazioni, lungo linee di frattura in gran parte dettate da trascorsi e vicende personali sconosciute agli elettori.

Non è assurdo che i progressisti e gli ambientalisti, i socialisti e i libertari,  le soggettività che nei territori animano le mille lotte per la giustizia sociale e i diritti di tutti e ciascuna, per la difesa dell’ambiente e della democrazia non riescano a mettere da parte le vecchie identità e fare insieme un pezzo di strada?

Siamo convinti che serva un percorso unitario, ma che, tuttavia, debba essere soprattutto credibile e coerente. Per questo occorre lavorare per avere:

        1. un programma radicale, coerente e comune alle forze di alternativa di tutta Europa;
        2. liste credibili, costruite in maniera democratica, trasparente e partecipata, senza accordi di vertice, riunioni di caminetto o manuali di spartizione;
        3. il coraggio di tornare nelle strade e nelle piazze, nei luoghi di lavoro e di studio, nei bar e nei mercati a raccogliere un chiaro mandato civico e popolare.

Per parte nostra ci mettiamo a disposizione di quanti – associazioni e comitati, movimenti politici e singoli militanti, esperienze municipali e cittadini di buona volontà –  sono disposti a condividere questa idea di percorso, con il nostro New Deal per l’Europa.

Questo programma, messo sin da giugno a disposizione di tutti, aperto ad integrazioni ed emendamenti, è stato  già sottoscritto da forze francesi, spagnole, danesi, tedesche, greche, portoghesi, polacche, belghe…

Questo programma sarà anche la base di quel Green New Deal globale che costruiremo con l’Internazionale Progressista, cui hanno fatto riferimento di recente tra gli altri la premier islandese ecologista-progressista Katrín Jakobsdóttir e quella nuova onda di deputate democratiche americane – come Alexandria Ocasio-Cortez – che sta cambiando l’ordine del discorso pubblico negli USA.

In Italia, in tempi ragionevoli, ma brevi, costruiamo insieme in maniera democratica, trasparente e partecipata un’intelligenza collettiva, una squadra diffusa e una lista di candidate e candidati che rappresenti la miglior espressione del percorso intrapreso, attraverso una “confluenza civica e popolare” che sia allo stesso tempo nazionale e transnazionale.

Andiamo nelle strade, nelle piazze, nei mercati e chiediamo a 150 mila italiani di sottoscrivere le nostre liste sotto un simbolo comune e le bandiere della Primavera Europea e dell’Internazionale Progressista. Il tempo a disposizione non è molto, perché a partire dalla fine di gennaio occorrerà iniziare la raccolta materiale delle firme.

Ti chiediamo sin da ora di unirti a noi con una “promessa di firma” per permettere l’avvio di una lista progressista ed ecologista che rispetti i valori e il metodo espresso da questo appello. Ti chiediamo di mobilitarti da subito per diffondere nella tua città le idee e il programma di Primavera Europea, segnalandoci le tue competenze e disponibilità e mettendoti a disposizione se vorrai per creare un comitato per la Primavera Europea nella tua realtà locale.

Impegniamoci per i prossimi mesi a produrre iniziative, dibattiti; lanciamo da oggi anche in Italia  un percorso verso la Primavera Europea e l’Internazionale Progressista con chi condivide l’esigenza di contrastare l’establishment finanziario, i nazionalisti e gli intolleranti di ogni colore.

La primavera non tarderà ad arrivare.

 

UNISCITI ALLA NOSTRA CAMPAGNA

Entra a far parte della Primavera Europea e contribuisci a costruire un futuro migliore per l’Italia e per l’Europa!
Unisciti con migliaia di altri attivisti in tutta Europa in questa storica campagna:
farai la differenza!